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Il Terremoto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maria Rispoli   
Mercoledì 23 Marzo 2011 23:53

Terremoto

I terremoti sono vibrazioni della superficie terrestre

Queste vibrazioni sono provocate da un'improvvisa liberazione di energia in un punto profondo della crosta terrestre; da questo punto si propagano in tutte le direzioni una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche".

 

  

 

Ma cos'è questa energia? Beh è come immaginare di avere tra le mani un bastone di legno: se si inizia a piegare esso offre una resistenza al piegamento che si esprime sotto forma di energia elastica.

  

Le rocce si comportano nello stesso modo: cioè se una porzione di roccia inizia a deformarsi, essa offrirà una certa resistenza (che cambia a seconda del tipo di roccia), ma quando le forze che tengono insieme la roccia vengono superate da quelle che le deformano allora questa si spezza e si ha un brusco spostamento delle due parti che rilasciano l'energia che avevano accumulato durante la deformazione e ritornano in uno stato indeformato. Lo spostamento avviene sia verticalmente che orizzontalmente

La terraferma è in lento ma costante movimento e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la capacità del materiale di sopportarla. Questa condizione occorre molto spesso (e la conseguente maggior frequenza dei terremoti serve a definirli) sui confini delle placche tettoniche nelle quali la litosfera terrestre può essere divisa. Gli eventi che si verificano nei confini tra placche sono detti terremoti interplacca; quelli meno frequenti che avvengono all'interno delle placche della litosfera sono detti terremoti intraplacca.

  

I terremoti si verificano ogni giorno sulla Terra, ma la stragrande maggioranza causa poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30 secondi; per i terremoti più forti, però, può arrivare fino a qualche minuto. Le onde elastiche che si propagano durante un terremoto sono di diverso tipo e in alcuni casi possono risultare in un movimento prevalentemente orizzontale o verticale del terreno (scossa ondulatoria o sussultoria). Un terremoto può essere accompagnato da forti rumori sotterranei che possono ricordare boati, rombi, tuoni, sequenze di spari, ...; questi suoni sono dovuti al passaggio delle onde sismiche all'atmosfera e sono più intensi in vicinanza dell'epicentro.

 

Danni dei terremoti

I grandi terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite di vite umane, attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il movimento sussultorio e ondulatorio del terreno, accompagnato da effetti correlati: frattura della faglia, inondazione (ad esempio, maremoto o rottura di dighe), cedimenti del terreno (frane, smottamenti), incendi o fuoriuscite di materiali pericolosi. In un particolare terremoto, ciascuno di questi agenti può essere predominante e, storicamente, ha causato gravi danni o numerose vittime.

  

I terremoti sono gli eventi naturali di gran lunga più potenti sulla terra. I grandi terremoti possono rilasciare un'energia superiore a migliaia di bombe atomiche in pochi secondi, solitamente misurata in termini di momento sismico.

 

Ipocentro ed epicentro

I terremoti di maggiore intensità sono di norma accompagnati da altri secondari (e non necessariamente meno distruttivi); quando questi seguono la scossa principale, si definiscono repliche (vengono spesso descritte in modo scorretto come scosse di assestamento); se invece si verificano contemporaneamente o quasi, allora si tratta di terremoti indotti (ciò in genere avviene quando il sisma innesca la rottura di altra roccia che era già prossima al punto critico di rottura). La fonte del terremoto è distribuita su un'area significativa -nel caso dei terremoti più devastanti, ha un raggio di oltre un migliaio di chilometri- ma è normalmente possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche sono apparentemente emanate. Questo si chiama "ipocentro" e qui si è originato il movimento della frattura (faglia) o la sua improvvisa generazione; la proiezione verticale dell'ipocentro sulla superficie terrestre viene invece detta "epicentro".

 

 

Le onde sismiche

Le onde sismiche si propagano per tutto il territorio circostante a partire dall'ipocentro, ossia il punto da dove si sprigiona l'energia. Si distinguono tre tipi di onde sismiche:

 

Onde longitudinali o di compressione (P)

Le onde P fanno oscillare la roccia avanti e indietro nella stessa direzione di propagazione dell'onda. Esse generano quindi "compressioni" e "rarefazioni" successive nel materiale in cui si propagano. La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale; poiché le onde P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primae) a raggiungere i sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi. Nella crosta terrestre tali onde viaggiano a una velocità che può raggiungere anche i 10 km al secondo.

Quindi le onde P sono onde di volume, cioè che coinvolgono un volume e quindi in questo caso la terra stessa, sono onde primarie (chiamate anche longitudinali), quelle che arrivano per prime e quindi quelle che viaggiano all'interno della terra con la velocità più alta (dell'ordine dei 6 chilometri al secondo) e sono anche diverse per il modo di viaggiare nel terreno. Oltre ad essere le più veloci queste alternativamente comprimano e rilasciano il terreno nella loro direzione di propagazione proprio come le onde sonore e infatti quando questo genere di onde arrivano in superficie subiscono una rifrazione nell'aria e possono essere trasmesse all'atmosfera sotto forma di onde sonore.

Durante la Guerra fredda, queste onde sono state molto studiate per tenere sotto controllo le nazioni che praticavano esperimenti nucleari; infatti il primo arrivo (così vengono definite in gergo le prime onde percepite) di un'onda generata da un'esplosione nucleare è sempre un'onda P.

 

 

Onde di taglio o trasversali (S)

Le onde S muovono la roccia perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s. Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi perché questi non oppongono resistenza al taglio.

 Le onde S cioè secondarie (chiamate anche trasversali) perché sono più lente (infatti arrivano per seconde) e fanno muovere il terreno alternativamente in basso e in alto trasversalmente alla direzione di propagazione e per loro natura non possono viaggiare nei liquidi.

  

Onde superficiali (R e L)

Le onde superficiali, a differenza di quello che qualcuno potrebbe pensare, non si manifestano dall'epicentro (il corrispondente verticale sulla superficie dell'ipocentro), ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, sono perciò molto complesse. Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.

Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.

Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano orizzontale.

queste sono anche chiamate lunghe perché viaggiano anche per lunghissime distanze e sono molto simili a quelle che appaiono sull'acqua quando lanciate un sasso; sono questo tipo di onde quelle che causano i danni alle case e alle fondazioni. Questa energia di solito si scarica con una forte scossa principale, per lo più preceduta da piccole scosse premonitorie (dette foreshocks) e seguita da una serie di numerosissime scosse dette repliche. Ma qualche volta i terremoti si possono manifestare direttamente con la scossa principale e naturalmente sono i più pericolosi. Il rilascio dell'energia dovuta a sforzi agenti sulla litosfera può anche avvenire con continuità, cioè i due blocchi sui due lati della faglia possono scorrere delicatamente l'uno accanto all'altro senza scatti bruschi e senza accumulo di energia, quindi senza provocare terremoti importanti.

 

 

 

Scala Mercalli

La scala Mercalli è una scala che misura gli effetti di un terremoto sulle persone o sulle cose. Deriva dal nome di Giuseppe Mercalli, sismologo e vulcanologo famoso in tutto il mondo, che nel 1902 espose alla comunità scientifica la sua prima scala formata però da 10 gradi. Successivamente due sismologi americani (Wood e Neumann) modificarono la scala Mercalli aggiungendo 2 gradi.

La scala Mercalli misura l'intensità di un terremoto,cioè i suoi effetti sui manufatti. Due terremoti di magnitudo diversa possono avere lo stessa intensità, se per esempio hanno ipocentri posti a differenti profondità,oppure si verificano in zone con una diversa antropizzazione. L'esempio classico è quello del terremoto di altissima magnitudo che però avviene in mezzo al deserto, dove non ci sono costruzioni e che potrà avere intensità minore (quindi un Grado Mercalli inferiore) rispetto ad un altro, di magnitudo inferiore che però avviene in una zona rurale densamente abitata, dove le costruzioni non sono antisismiche.

Mentre nell'Europa Occidentale gli effetti di un terremoto vengono misurati con la scala Mercalli, nell'Europa Orientale gli effetti dei terremoti vengono misurati con la scala Medvedev.

In realtà la scala Mercalli (MCS) e la scala Medvedev (MKS) non hanno differenze.

La magnitudo di un terremoto è misurata dalla scala Richter.

 

Scala Richter

La Scala Richter (o, più correttamente, magnitudo locale ML) è un sistema usato per la valutazione della grandezza di un terremoto. Questa esprime la magnitudo, grandezza che si riferisce alle massime oscillazioni registrate dagli strumenti sismici in opportune condizioni e da una misura oggettiva dell'energia rilasciata.

 

Grado Mercalli 

Corrispondenza 
con la scala Richter 

Effetti

< 2

Impercettibile. Scossa microsismica rilevata solo dagli strumenti in prossimità dell’epicentro.

II 

< 2.5

 Molto lieve. Scossa microsismica rilevata dagli strumenti anche a distanza dall’epicentro.

III 

< 3 

Scossa Lieve, avvertita da alcune persone specie ai piani alti delle abitazioni, può essere confusa col passaggio di un automezzo pesante 

IV 

3 – 3.5 

Scossa Moderata, può essere avvertita da alcune persone anche ai piani bassi, di rado all’esterno.

3.5 – 4

 Scossa moderatamente forte. Avvertita quasi da tutta la popolazione, alcuni vengono svegliati, i lampadari oscillano e i piccoli oggetti si muovono negli scaffali

VI 

4 – 4.5

Scossa Forte. Tutti avvertono questo tipo di scossa che provoca spostamento di mobili e cadute di oggetti, le campane delle chiese possono suonare per effetto delle oscillazioni.

VII

 4.5 – 5.5

 Molto forte. Oscillazione di letti, incrinature alle pareti di case robuste, caduta di intonaci, movimento di tegole e comignoli, difficoltà a mantenere la stazione eretta.

VIII 

5.5 – 5.8 

Caduta di mobili pesanti all’interno delle abitazioni, guida dei veicoli disturbata, danni agli edifici gravi negli edifici in muratura, le fondamenta degli edifici sono danneggiate

IX

 5.8-6.8

 Scossa molto distruttiva, panico generale, danni alle costruzioni antisismiche, crollo di edifici, l’acqua dei laghi si agita

6.8 – 7.5

 Edifici in muratura distrutti, con distruzione anche degli edifici antisismici, grandi frane, spostamento delle rotaie dei treni dalla loro sede, maremoti

XI 

7.5 – 8 

Catastrofica con distruzione totale degli edifici, apertura di fessure nel terreno, crolli di dighe, ponti, deragliamento di treni con rotaie notevolmente piegate

XII

 > 8

 Scossa con distruzione totale e catastrofica di cose e persone anche proiettate in aria, trasformazioni topografiche, scomparsa di laghi e deviazione di fiumi

 

 

Misurazione delle onde sismiche

Ma voi vi chiederete come si fa a misurare le onde sismiche di superficie con uno strumento che appoggia sulla terra, se poi tutta la superficie stessa si muove ?

Per superare questo problema si usa il sismografo. Un sismografo è uno strumento formato da un rotolo di carta e di un "pennino" che scrive sulla carta sul rotolo. Il trucco è che il pennino è tenuto sospeso da una molla che fa mantenere al pennino la stessa posizione, mentre durante il terremoto il rotolo di carta andrà su e giù seguendo i movimenti del terreno. Il pennino sta più o meno nella stessa posizione perché la molla, a cui è attaccato, assorbe i movimenti del terreno e non li trasmette a questo.

In figura sopra due tipi di sismografo utilizzati, il primo misura i movimenti verticali, il secondo quelli orizzontali

  

Grazie a questi strumenti, e agli stessi terremoti, gli esperti possono studiare l'interno del pianeta e vedere cosa c'è al di sotto della crosta sulla quale viviamo (infatti non si può sapere nulla direttamente visto che nessuno è mai andato nel centro della terra e anche le più moderne tecniche di perforazione petrolifera non consentono di andare a profondità maggiori di 10- 15 Km, e si è anche potuto dividere l'interno della terra in varie parti come la crosta, il mantello e il nucleo.

Un esempio di sismogramma con l'arrivo, in tempi diversi, dei diversi tipi di onde sismiche.

 

 

Generalità

A differenza del metodo di valutazione tradizionale, la Scala Mercalli, che valuta l'intensità del sisma basandosi sui danni generati dal terremoto e su valutazioni soggettive, la magnitudo Richter tende a misurare l'energia sprigionata dal fenomeno sismico su base puramente strumentale.

La magnitudo Richter non dipende dallo stile edilizio della regione colpita e non ha divisioni in gradi. Quest'ultima caratteristica, dovuta al fatto che la magnitudo viene calcolata attraverso un algoritmo e non per attribuzione di valori discreti, rende imprecisa la dizione "scala Richter" sebbene il termine sia largamente in uso sui media e spesso dagli specialisti stessi.

Sviluppata nel 1935 da Charles Richter in collaborazione con Beno Gutenberg, entrambi del California Institute of Technology, la scala era stata fatta originariamente solo per essere usata in una particolare area della California, e solo su sismogrammi registrati da uno strumento particolare, il sismografo a torsione di Wood-Anderson. Richter usò inizialmente valori arrotondati al più vicino quarto di magnitudine, ma in seguito si usarono i decimi di magnitudine. L'ispirazione per questa tecnica fu la scala delle magnitudini apparenti usata in astronomia per descrivere la luminosità delle stelle e di altri oggetti celesti.

 

Definizione

La definizione originaria che Richter diede di ML corrispondeva al logaritmo in base dieci della massima ampiezza d'onda sismica (in millesimi di millimetro) registrata su un sismografo standard (Wood-Anderson o suo equivalente) ad una distanza di 100 chilometri dall'epicentro del sisma.

Essendo assai improbabile che la distanza del sismografo dall'epicentro sia esattamente pari a 100 km, è necessaria una correzione, che può essere effettuata tramite calcoli o più semplicemente attraverso un metodo grafico.

Richter scelse arbitrariamente una magnitudine zero per un terremoto che mostri uno spostamento massimo di un micrometro sul sismografo di Wood-Anderson, se posto a 100 km di distanza dall'epicentro del terremoto, cioè più debole di quanto si potesse registrare all'epoca. Questa scelta permetteva di evitare i numeri negativi, perlomeno con gli strumenti dell'epoca. La scala Richter però non ha alcun limite inferiore o superiore, e i sismografi moderni, molto più sensibili, registrano normalmente terremoti con magnitudini negative. Il problema maggiore della scala Richter è che i valori sono solo debolmente correlati con le caratteristiche fisiche della causa dei terremoti. Inoltre, vi è un effetto di saturazione verso le magnitudini 8,3-8,5, dovuto alla legge di scala dello spettro dei terremoti, a causa del quale i tradizionali metodi di magnitudine danno lo stesso valore per eventi che sono chiaramente differenti. All'inizio del XXI secolo, la maggior parte dei sismologi considera le tradizionali scale di magnitudini obsolete, e le ha rimpiazzate con una misura chiamata momento sismico, più direttamente relazionata con i parametri fisici del terremoto. Nel 1979 il sismologo Hiroo Kanamori, anch'egli del California Institute of Technology, propose la Moment Magnitude Scale (MW), grazie alla quale è possibile esprimere il momento sismico in termini simili alle precedenti scale di magnitudo.

 

Magnitudo ed intensità

La magnitudo  non va confusa con l'intensità. Le scale di intensità, come la Rossi-Forel la scala Mercalli, sono usate per descrivere gli effetti del terremoto. L'intensità dipende dalle condizioni locali (presenza e tipo di costruzioni, distanza dall'epicentro, etc.) e non è una misura della grandezza di un terremoto.Eventi con magnitudo di 4,5 o più grande sono abbastanza forti da essere registrati dai sismografi di tutto il mondo. I terremoti più grandi registrati sono di magnitudo 8 o 9 ed avvengono con frequenza di circa uno all'anno. Il più grande mai registrato avvenne il 22 maggio 1960 in Cile, ed ebbe una magnitudo (MW) di 9,5.

 

Cause dei terremoti

Alcuni terremoti sono causati dal movimento magmatico all'interno di un vulcano, e possono essere indicatori di una imminente eruzione. In rarissimi casi dei terremoti sono stati associati all'accumulo di grandi masse d'acqua dietro a delle dighe, come per la diga di Kariba in Zambia, Africa, e con l'iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido. Infine, i terremoti (in senso molto ampio) possono essere il risultato della detonazione di esplosivi.

Nel periodo della guerra fredda, i due blocchi studiavano i progressi nucleari del blocco contrapposto grazie all'utilizzo di strumenti sismologici, al punto che i test nucleari (sotterranei o in atmosfera) sono stati usati sia dagli USA che dall'URSS come una sorta di comunicazione indiretta col nemico.

 

Cosa fare durante un terremoto

La scossa sismica di per sé non costituisce una minaccia per la sicurezza delle persone: non è reale il pericolo dell’aprirsi di voragini che "inghiottono" persone e cose.

Ciò che provoca vittime durante un terremoto, è principalmente il crollo di edifici, o di parte di essi; inoltre costituisce una grave minaccia per l’incolumità anche la caduta delle suppellettili, ed alcuni fenomeni collegati, quali incendi ed esplosioni dovute a perdite di gas, rovesciamento di serbatoi.

Bisogna dunque avere un’idea ben chiara di quali sono i luoghi sicuri all’interno di un edificio o all’esterno.

Durante il terremoto non si ha poi realmente tempo neppure per "riordinare le idee".

Una scossa, anche se sembra che duri un’eternità, può al massimo protrarsi per poco più di un minuto e gli intervalli fra le scosse possono essere di pochi secondi.

Seguendo il primo impulso, tutti in genere siamo portati a precipitarci all’esterno: ciò può essere rischioso, a meno che non ci si trovi proprio in vicinanza di una porta di ingresso che immette immediatamente in un ampio luogo aperto.

E’ opportuno mantenere la calma, evitando di allarmare con grida gli altri, senza precipitarsi all’esterno, ma cercare il posto più sicuro nell’ambiente in cui ci si trova.

In questo caso, il rischio principale è rappresentato dal crollo della struttura stessa e contemporaneamente dalla caduta di mobili e suppellettili pesanti.

E’ meglio dunque prima di tutto, cercare di mettersi al sicuro sotto gli elementi più solidi dell’edificio, questi sono: le pareti portanti, gli architravi, i vani delle porte e gli angoli in generale.

E’ opportuno contemporaneamente tenersi lontani da tutto ciò che ci può cadere addosso, cioè da grossi oggetti appesi ed in particolare da vetri che si possono rompere e dagli impianti elettrici volanti da cui si possono originare incendi.

Cercare riparo, mettendosi ad esempio sotto robusti tavoli o letti.

 

 

 

Quindi

Se siete in casa

- Mantenete la calma e riflettete prima di agire: il panico può essere molto più pericoloso del terremoto.

- NON state vicini a finestre, vetri, specchi o oggetti pesanti che potrebbero cadervi addosso

- Riparatevi sotto tavoli robusti, letti o strutture portanti: ad esempio, nel vano di una porta in un muro maestro, oppure sotto una     trave di cemento armato, oppure negli angoli versi i muri maestri

- Non uscire durante la scossa: potreste essere colpiti dalla caduta di tegole, cornici, camini, grondaie e balconi

- Non utilizzare le scale: sono la struttura più fragili degli edifici

- Non utilizzare gli ascensori: si possono bloccare per la deformazione delle guide o per la mancanza dell' energia elettrica

- Non andare sui balconi

- Non utilizzare fiamme libere:ci possono essere fughe di gas

Se siete a scuola

- Non gridate, non correte e non fatevi prendere dallo spavento: per non farsi male è importante prima di tutto stare calmi

- Riparatevi sotto il banco o sotto la cattedra

- Seguite le istruzioni che vi verranno date e che già avrete conosciuto durante l' esercitazione

Se siete all' aperto

Se il terremoto ci sorprende all’esterno, il pericolo principale deriva da ciò che può crollare.

E’ necessario pertanto non cercare riparo sotto i cornicioni o le grondaie e non sostare sotto le linee elettriche; per avere protezione più adeguata è sufficiente mettersi sotto l’architrave di un portone.

Trovandosi in automobile è opportuno evitare si sostare sotto o sopra i ponti o i cavalcavia, vicino a costruzioni, e comunque in zone dove possano verificarsi smottamenti del terreno o frane.

 

 

Quindi

- Cercate uno spazio ampio, lontano da tutto ciò che può crollare: edifici, linee elettriche e tralicci, ponti, cavalcavia, dighe, pareti rocciosi, alberi d' alto fusto

- Evitate le spiagge strette che hanno a ridosso pareti rocciose alte a picco che possono crollare; le spiagge ampie di solito sono sicure, tuttavia possono diventare pericolose se si creano onde anomale; pertanto, state lontani dall' acqua.

- Evitate di sostare negli alvei dei fiumi, perché ci potrebbero essere onde di piena improvvise (ad esempio, a seguito di crolli di dighe o frane in bacini artificiali)

- Se siete in automobile al momento della scossa, fermate il veicolo lontano da ponti, cavalcavia, linee elettriche ecc; non fermate il veicolo in mezzo alla strada, per non ostacolare i soccorsi.

- Non avvicinatevi a cani o altri animali visibilmente spaventati

DOPO IL TERREMOTO

-Spegnete i fuochi accesi per evitare esplosioni da possibili fughe di gas

-NON accendete fiamme libere tipo fiammiferi o candele, anche se siete  al  buio; aprite porte e finestre

- Chiudete i rubinetti del gas e dell' acqua e togliete la corrente elettrica

- Uscite all' aperto con calma, facendo molta attenzione a ciò che potrebbe cadere dall'alto

- Usare le scale, MAI  L'ASCENSORE

- A scuola e negli uffici pubblici, seguite le indicazioni delle uscite di emergenza e usate le scale antincendio

- Una volta usciti all' aperto, dirigetevi verso i punti di raccolta individuati dal Piano di Protezione Civile Comunale e segnalati sul posto da appositi cartelli (aree di attesa); in alternativa, scegliete un ampio spazio aperto

- EVITATE di utilizzare l' automobile, per non intralciare le operazioni di soccorso

- Per tenervi informati, EVITATE di utilizzare il telefono ed ascoltate le comunicazioni della Protezione Civile diffuse con mezzi d' informazione.

 

Rischio sismico in Italia

Per individuare il rischio sismico in un singolo paese o in una determinata zona all’interno delle grandi aree di instabilità si effettua quella che si chiama zonazione del rischio sismico. Su apposite carte si delimitano le aree che hanno un determinato grado di probabilità di ricevere scosse di una data intensità e si cerca di individuare le strutture geologiche, come le faglie attive, capaci di provocare terremoti e che gli agenti esogeni possono aver nascosto. Per fare ciò si ricorre sia a rilievi geologici e geofisici, sia a modelli teorici.

L'Italia è situata nella zona di collisione tra le placche Africana ed Eurasiatica, e questo fatto comporta un elevato rischio sismico. Questa linea parte dalla dorsale oceanica atlantica, passa per il Nord Africa, taglia la Sicilia, risale la penisola lungo gli Appennini, volge a est in Veneto e in Friuli, ridiscende lungo le coste Jugoslave e finisce contro le coste della Turchia, al confine con la Siria. A provocare i sismi sono i movimenti reciproci delle due placche, gli stessi che hanno generato la penisola

Dall’andamento di questa frattura si capisce perché in Italia, di fatto, solo la Sardegna sia immune dai terremoti. La sismicità è concentrata nella parte centro-meridionale della penisola ed in alcune aree settentrionali. Sismologi e geologi ritengono che per quasi tutta la frattura che attraversa il territorio italiano la placca africana si infili sotto quella europea. E’ però difficile stabilire cosa succede nei singoli tratti.

Si pensa, per esempio, che con i terremoti dell’Umbria e delle Marche, oltre alla subduzione della placca africana, ci sia stata anche un’estensione al di sopra di essa di quella europea.

Ancora più complessi sono i fenomeni di straordinaria imponenza che avvengono nel tratto compreso tra I’Etna e le coste calabre

L’unico dato certo è che nel Centro-nord i terremoti sono sempre meno violenti e frequenti che nel Sud, dove non di rado sono arrivati all’undicesimo grado della scala Mercalli. Non a caso sono le regioni meridionali a preoccupare di più i sismologi per il futuro.

In base alla classificazione sismica di 2965 comuni su 8102, il 45% del territorio nazionale ( 70 % dell’Italia centro-meridionale ) è a rischio sismico.

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Marzo 2011 00:47