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Com'è nato l'universo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maria Rispoli   
Mercoledì 16 Marzo 2011 10:41

Introduzione alla nascita dell’universo

La teoria dell’evoluzione biologica della specie umana non è scienza galileiana. Questa, infatti, è capace di formulare previsioni rigorose, suscettibili di essere poste a prova sperimentale riproducibile. Con la teoria dell’evoluzione della specie umana siamo lungi da questi traguardi in quanto essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati. Questi ci dicono che:

- la terra esiste da circa cinque miliardi di anni;

- gli organismi semplici cellulari risalgono a quasi tre miliardi e mezzo di anni fa;

- gli organismi multicellulari esistono da circa settecento milioni di anni;

- i vertebrati da quattrocento milioni di anni;

- i mammiferi da duecento milioni di anni.

Si arriva così ai primati: settanta milioni di anni fa.

La famiglia ominoidea inizia con la scimmia primitiva Dryopithecus e si sdoppia in un ramo che porta agli scimpanzé, ai gorilla, ecc.. E nell’altro ramo che dovrebbe portare a noi attraverso la sequenza Homo Habilis, Homo Erectus, Homo Sapiens Neanderthalensis, fino all’Homo Sapiens che porta a noi.

  

Questa catena ha però molti anelli mancanti e ha bisogno di ricorrere ad uno sviluppo miracoloso del cervello occorso circa due milioni di anni fa.

Arrivati all’Homo Sapiens Neanderthalensis, infatti, la teoria dell’evoluzione biologica della specie umana ci dice che quarantamila anni fa circa, questi si estingue in modo inspiegabile. E compare infine, in modo altrettanto inspiegabile, ventimila anni fa circa, l’Homo Sapiens Sapiens, cioè noi.

Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è scienza galileiana. Essa può al massimo essere un tentativo di stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili, obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori repliche.

La scienza si affida infatti a tre livelli di credibilità scientifica. Vediamone i punti fondamentali per capire a quale livello appartiene la nostra teoria dell’evoluzione:

1° LIVELLO – è quello delle prove riproducibili ed appartiene agli esperimenti su cui l’uomo ha un completo controllo;

2° LIVELLO – si ha quando non è possibile intervenire direttamente su un fenomeno, ma solo osservarlo. Ad esempio nel cielo astronomi ed astrofisici scrutano, osservano e misurano ciò che avviene nell’immenso laboratorio che è il Cosmo. In questo livello di credibilità un fenomeno è tanto più credibile quanto più numerosi sono i casi osservati di esso.

3° LIVELLO – si ha quando un fenomeno si osserva una sola volta. L’esempio più clamoroso è l’Universo.

Sarebbe quest’ultimo il caso dell’evoluzione della specie umana se solo non ci fossero gli anelli mancanti e le altre difficoltà prima elencate. La teoria dell’evoluzione biologica della specie umana, perciò, non è ancora arrivata al terzo livello di credibilità. Infatti nella sequenza evolutiva abbiamo già visto che ci sono anelli mancanti e fenomeni non capiti. Il 3° livello di credibilità scientifica appartiene a quei fenomeni che non hanno ne anelli mancanti ne fenomeni non capiti.

Ecco perché la teoria che vuole l’uomo nello stesso albero genealogico della scimmia è al di sotto del più basso livello di credibilità scientifica. Insomma, non è scienza galileiana quella che pretende di imporre verità prive di quel rigore che ha fatto nascere, con Galilei, la Scienza stessa.

Per questo il primo livello rimane il perno della scienza galileiana, in quanto basato sulla riproduzione dei fenomeni. Bisogna quindi diffidare di tutti coloro che, elaborando teorie, dimenticano il banco della prova sperimentale e riproducibile.

Una sola volta o mai più vale per le favole, non per la scienza.

Teoria del Big Bang

Circa 15 miliardi di anni fa, l’universo si formò grazie ad un insieme di materia ed energia che, raffreddandosi, ha permesso la formazione di galassie, stelle, pianeti e, infine, della vita.

L’Universo si espanse di circa mille volte diventando grande quanto il sistema solare. I quark (particelle elementari) si legarono fra loro formando neutroni e protoni che in seguito si unirono e formarono a loro volta dei nuclei atomici di idrogeno, elio e deuterio.

L’Universo si ingrandì ancora raggiungendo un millesimo delle dimensioni attuali. Gli atomi si addensarono in nubi di gas da cui ebbero origine le stelle, che si raggrupparono in quelle che ora chiamiamo galassie.

 

In seguito le reazioni nucleari all’interno delle stelle produssero degli elementi pesanti che costituirono pianeti rocciosi, fra cui anche la terra.

La Teoria del Big Bang afferma che l’Universo si è formato espandendosi da uno stato iniziale molto denso e che in media questa espansione è uniforme in tutte le direzioni. La teoria della relatività di Albert Einstein stabilisce i rapporti tra massa, energia, spazio e tempo. Einstein mostrò che una distribuzione omogenea della materia nello spazio si adattava bene alla sua teoria e affermò anche che l’intero Universo fosse statico, cioè che non variasse le sue dimensioni.

Altri teorici, però, si resero conto che l’Universo descritto da Einstein era, invece, instabile: la più piccola perturbazione ne avrebbe causato l’espansione o la contrazione.

Ma se l’Universo è in espansione vuol dire che nel tempo è passato da una situazione di alta densità all’attuale situazione in cui le galassie sono distribuite in maniera confusa e disordinata. Nel modello cosmologico del Big Bang il concetto di spazio e quello di distribuzione della materia sono legati, e l’allontanamento delle galassie è dovuto all’ingrandirsi dello spazio stesso e non a un movimento verso parti vuote dell’Universo.

Questo spiega due concetti portanti:

  • la densità media diminuisce al progredire dell’espansione;
  • la distribuzione della materia non fonda un confine osservabile.

In un’esplosione le particelle più veloci avanzano nello spazio circostante e definiscono una superficie che s’ingrandisce nel tempo e che racchiude tutte le particelle esplose. Nella cosmologia del Big Bang, invece, le particelle si trovano ovunque e uniformemente nello spazio, è lo spazio stesso che si espande.

 

 

Ciclo del Big Ben

 

L’espansione dell’Universo ha avuto scarsa influenza sulla dimensione delle galassie e persino degli ammassi di galassie, perché queste strutture sono legate dalla gravità; è lo spazio tra di esse che si sta progressivamente aprendo.

Tuttavia c’è chi pensa che questa espansione non durerà all’infinito (teoria dell’Universo aperto), ma esauritasi l’energia del Big Ben le galassie saranno reciprocamente attratte dalla loro forza di gravità che, attirandole, le riavvicinerà a velocità sempre maggiore fino a riconcentrare nella massa di materia da cui tutto ha avuto inizio (teoria dell’Universo chiuso).

Da qui la storia potrebbe ricominciare, con un nuovo Big Bang, un nuovo universo ed un nuovo ciclo vitale di evoluzione delle specie.

 

La nascita della Terra

La formazione dell’atmosfera su questo pianeta ha fatto nascere la vita. La Terra e la sua atmosfera sono sottoposti ad una continua modificazione: la tettonica delle zolle sposta i continenti, fa innalzare le montagne e muovere i fondali oceanici mentre processi che nessuno ancora è in grado di comprendere alterano il clima.

  

Questi cambiamenti costanti hanno caratterizzato la terra fin dalla sua origine, circa 4,5 miliardi di anni fa. All’inizio, il calore e la gravità hanno influenzato l’evoluzione del pianeta e, in seguito, a queste forze si sono gradualmente aggiunti gli effetti globali dovuti al manifestarsi della vita.

I pianeti rocciosi, come la Terra, Venere e Marte, si sono formati in seguito all’impatto di oggetti che dovevano essere in quantità enorme circa 4,5 miliardi di anni fa. Questa osservazione ha riportato in auge la teoria dell’accrescimento formulata da Otto Schmidt già nel 1944, secondo cui i pianeti sono gradualmente aumentati di dimensioni.

Secondo Schmidt la polvere cosmica, unendosi, formava particelle che in seguito diventavano ghiaia. Da qui si formavano piccole sfere, poi grandi sfere, quindi piccoli pianeti e infine pianeti delle dimensioni della Luna. Il numero di meteoriti diminuiva man mano che le loro dimensioni aumentavano; diminuiva quindi anche il numero di collisioni tra questi meteoriti e, di conseguenza, diminuendo il fattore che provocava l’accrescimento, aumentava il tempo richiesto per la formazione di un pianeta di grandi dimensioni.

Il processo dell’accrescimento ha avuto anche conseguenze termiche significative che hanno forzato la direzione in cui è avvenuto lo sviluppo della Terra. I grandi corpi, entrando in collisione con il nostro pianeta, provocavano al suo interno la formazione di una quantità enorme di calore che fondeva la polvere cosmica ivi presente.

Nessuna forma di vita sarebbe stata possibile allora: infatti, quando la terra era giovane, al calore superficiale provocato dal vulcanismo e dai flussi di lava provenienti dall’interno si sommava quello dovuto al continuo bombardamento di enormi meteoriti.

Il nucleo, responsabile del ciclo geotermico, si formò circa 4,4 miliardi di anni fa; l’atmosfera originale venne prodotta dai gas che venivano sprigionati dall’interno del pianeta. E’ costituito soprattutto da nichel e ferro e può raggiungere una temperatura di 4000 – 5000 °C. Qualche tempo dopo si formarono i continenti che, secondo la teoria della tettonica a zolle, sono le uniche parti della crosta terrestre a non essere state bruciate e quindi distrutte durante il ciclo geotermico.

I continenti costituiscono una sorta di memoria in quanto nelle loro rocce si possono trovare le prime forme di vita. Tuttavia queste tracce non sono molto diffuse in quanto l’attività geologica ha quasi completamente distrutto le rocce più antiche 

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2011 02:30